Alberto A.
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Italian artists - Scarpelli Filiberto

Filiberto Scarpelli (Napoli, 29 giugno 1870 - 8 agosto 1933) iniziò a studiare presso all’Istituto di belle arti di Napoli e, rimasto orfano, si trasferì a Roma, dove avviò una prima collaborazione con il settimanale dialettale Orazio Còccola (1894-96). Assunto presso la Società editrice Dante Alighieri, venne impiegato come cronista al Corriere d’Italia e come illustratore di libri scolastici. Chiamato da Gabriele Galantara, entrò nella redazione dell’Asino, importante rivista socialista e anticlericale fondata nel 1892 dallo stesso Galantara e da Guido Podrecca, alla quale collaborò fino al 1917 con testi e disegni. Nel frattempo Scarpelli era divenuto esponente rilevante della scapigliatura romana che si ritrovava presso il cenacolo della Purificazione; successe al giornalista Luigi Barzini sulle pagine del Fanfulla con lo pseudonimo di Conte Flik (1899); fece parte del gruppo dei filosofi di Farfa, insieme a Giuseppe Sergi, Erminio Troilo, Giovanni Cena e Sem Benelli; collaborò con la rivista anarchica "Il pensiero", per la quale realizzò la copertina (1903); lavorò al settimanale satirico romano "Contropelo", a "Il Pasquino", "L’Avanti della domenica", "Primavera", "La domenica dei fanciulli", "La tribuna illustrata". Senza mai abbandonare l’illustrazione satirica avviò, dal 1906, una lunga collaborazione con Vamba (Luigi Bertelli) e Il giornalino della domenica (1906-11, 1918-20, 1923). Ironizzando con la lunga tradizione militare della propria famiglia paterna e materna, divenne il «colonnello» delle truppe della Confederazione giornalinesca. Su queste pagine, diede vita a una ricca sperimentazione stilistica, alternando l’ampio uso del colore, talvolta senza linee di contorno, a una bicromia forzata, o al puro monocromo, con esiti talvolta grotteschi, altre volte caricaturali, e sempre di estrema eleganza formale. Per Il giornalino creò il personaggio di Pertichino (1908) – protofumetto surreale e sognante ripreso a colori, con variazioni, nel Corriere dei piccoli (1917-18) – e le storie sequenziali di Ghigo Cetriolini (1919). Partecipò al movimento futurista con evidenti rifrazioni anche sullo stile, e collaborò al Popolo d’Italia (1915-19), chiamato da Benito Mussolini. Nella sua multiforme attività, Scarpelli realizzò copertine di edizioni musicali (1912), cartoline per prestiti di guerra (1917-18), manifesti cinematografici. Negli anni precedenti la prima guerra mondiale e durante il conflitto, fu responsabile, insieme a Golia (Eugenio Colmo), delle campagne antiaustriache di Numero (1914-18). Collaborò a "Il giornale del soldato", "La giberna", "Lacerba", "Epoca", "Il Paese", "Il corriere dei piccoli", "La tribuna". Nel 1913 partecipò all’Esposizione d’arte umoristica di Bergamo, con Adriana Bisi Fabbri; nel 1916 espose a Londra, con Enrico Sacchetti, alla mostra "Italian artists and the war", Leicester Galleries; e nel 1918 venne allestita a Roma, al Salone dell’Epoca, una sua personale che ne mostrava anche l’attività di pittore. Negli anni Venti fu vicino al fascismo, pur mantenendo un’impostazione profondamente polemica e anarchica che lo portò all’allontanamento dal Travaso; realizzò tra l’altro il manifesto per le elezioni politiche del 1924 e collaborò a periodici di regime come "il Corriere della serva" o "Il taglione".

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